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martedì 7 settembre 2021

Chiara Ugolini, chi è il fermato Emanuele Impellizzeri. Tra muscoli in mostra, moto e 'il Duce'

Un uomo in forma, dal fisico scolpito dalla palestra e che non nascondeva i suoi muscoli nelle foto sui social. Emanuele Impellizzeri, il giovane fermato per l'omicidio di Chiara Ugolini, la ragazza trovata morta in casa a Calmasino di Bardolino (Verona), tra scatti in moto e a torso nudo, come foto profilo su Facebook aveva una bottiglia con un'etichetta dal nome eloquente: «Il Duce». Il 38enne si trovava in regime di semilibertà da giugno per via di una condanna per due rapine, a Mantova e Montichiari, spiega oggi il Corriere del Veneto.

Dopo aver passato in carcere parte della pena (di 3 anni e 8 mesi) era tornato a casa ed era stato messo in prova con residenza obbligatoria notturna in quella casa di Bardolino, non lontano da dove viveva Chiara. Ma con la moglie portoghese (con cui ha una figlia di 7 anni) il rapporto era ormai logoro: con molti, spiega il Corriere, la donna si era confidata dicendo che i due stavano ancora insieme solo per amore della bambina. 

Impellizzeri, originario di Catania ma che viveva in Veneto da tempo, da cinque anni lavorava in una carrozzeria: «Della sua vita privata non so nulla, so che è un gran lavoratore - le parole del titolare al Corriere - questa storia è un incubo, siamo stati noi a farlo uscire con l'avvocato dai domiciliari per la rapina che aveva commesso. Abbiamo chiesto di farlo uscire perché avevamo bisogno della sua manodopera».

Intanto l'autopsia sul corpo di Chiara è prevista per domani: l'esame è stato disposto dal sostituto procuratore di Verona, Eugenia Bertini, che coordina l'indagine, e sarà eseguita all'Istituto di Medicina legale del Policlinico scaligero. Impellizzeri, rinchiuso nel carcere fiorentino di Sollicciano dopo essere stato fermato in autostrada nei pressi del capoluogo toscano mentre fuggiva in moto, ai Carabinieri si sarebbe limitato a dire di avere spinto la ragazza. L'autopsia permetterà di chiarire se la giovane sia stata colpita alla testa con un corpo contundente durante una colluttazione.

Quando è stato fermato, oltre ad essere sporco di sangue, Impellizzeri presentava graffi al volto, segni evidenti di una colluttazione. Chiara Ugolini quindi si sarebbe difesa, per questo tra i moventi del delitto gli investigatori non escludono l'ipotesi di un'aggressione a sfondo sessuale che il 38enne avrebbe messo in atto quando si è trovato davanti la ragazza, che ha reagito cercando di difendersi. Il presunto assassino ha ammesso di aver trovato in casa la ragazza quando, nel pomeriggio di domenica, si è introdotto nell'appartamento.

martedì 16 marzo 2021

Morta di notte a 14 anni, lo strazio della mamma: «Stava benissimo poi a mezzanotte quell'urlo»

La sorella più giovane, 13 anni, ha dato l'allarme al 118 mentre i genitori erano in stato di shock. «A mezzanotte era tutto tranquillo - prosegue la tredicenne - A un certo punto ho sentito un grido fortissimo, mi sono precipitata e c'era mia sorella sul balcone che diceva di non farcela più, che voleva buttarsi e che il dolore era insopportabile. Papà l'ha presa, è caduta per terra senza sensi, è diventata pallida e da quel momento non ha più respirato». 

I DUBBI

Le cause della morte di Marwa El Ankoud, morta in casa a 14 anni,  rimangono incerte e sarà solo l'autopsia a chiarire il motivo del decesso, anche se i familiari sono convinti: «All'inizio non capivo, pensavo avesse la solita crisi d'asma - prosegue la sorella - ero pronta a darle le sue medicine. Questa volta, però, è stato diverso. Non c'erano difficoltà respiratorie e anche i medici, che hanno tentato di salvarla, mi hanno detto che potrebbe esserci stato un problema cardiaco». «Aveva compiuto 14 anni il 10 marzo, qualche giorno fa - racconta la madre, tra singhiozzi e lacrime - frequentava la scuola alberghiera, le piaceva cucinare e sognava di diventare cuoca. Marwa aveva tanta voglia di vivere e di viaggiare». Nadia mantiene la famiglia grazie al lavoro di operaia in una fabbrica di scarpe, mentre il marito è disoccupato da molto tempo e svolge saltuariamente qualche lavoro. 

IL DOLORE

«Non riesco a capire cosa sia successo - continua scossa la madre - Non riuscivo a parlare con i medici per lo shock che mi ha travolto, ma sono sicura che non sia morta per il suo problema d'asma ma per una disfunzione cardiaca». «Quando ci ha salutato prima di perdere i sensi sembrava sapesse che stava per morire - conclude la sorella minore - Dopo che il papa l'ha afferrata, si è accasciata a terra e non ha più respirato. Io avevo ancora una piccola speranza, perché mi sembrava che ci fosse ancora il battito al polso. Dopo un'ora di rianimazione, i medici mi hanno detto che non c'era più nulla da fare». 

B.Bas.

giovedì 17 dicembre 2020

Tiziana Cantone si è davvero suicidata? La madre chiede una nuova autopsia

Tiziana Cantone si è davvero suicidata, o le cose sono andate diversamente? Teresa Giglio, la madre della 31enne che si sarebbe tolta la vita il 13 settembre 2016 in una casa di Mugnano (Napoli) dopo la diffusione virale di alcuni suoi video hot privati, non crede al suicidio e chiede, scrive oggi il quotidiano Il Mattino, che la sua salma venga riesumata per un esame autoptico che non venne eseguito allora, dopo il ritrovamento del cadavere.

Da qualche tempo la Giglio spera concretamente che venga riscritta la storia della morte della figlia, conclusasi nel dicembre 2017 con l'archiviazione dell'indagine della Procura di Napoli Nord per istigazione al suicidio. «Passerò ancora un altro Natale senza mia figlia Tiziana, - aggiunge stamane all'ANSA la donna - ma ho la consapevolezza che la sua morte è servita a smuovere le coscienze. E spero che ciò che non è stato fatto prima, a livello di indagini, venga fatto adesso, compresa».

Per ora, dall'ufficio inquirente diretto da Francesco Greco, la Giglio ha ottenuto l'apertura di una nuova indagine che dovrà far luce sulla correttezza nell'attività di estrapolazione dei dati contenuti nell'Iphone e nell'Ipad di Tiziana, sequestrati dopo il fatto dai carabinieri, che poi li hanno anche analizzati in qualità di polizia giudiziaria. Determinanti le indagini difensive realizzate dai consulenti americani dell'Emme-Team ingaggiati dal difensore della donna, Salvatore Pettorossi, che hanno portato la Procura - sostituto Giovanni Corona - ad aprire una fascicolo per frode processuale, perché, secondo l'esposto presentato dalla difesa, i dati negli apparecchi di Tiziana non sarebbero stati estrapolati correttamente dalla polizia giudiziaria, con cancellazione definitiva di memoria e inserimento successivo di alcune fotografie.